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Growth hacking: cosa è, a cosa serve e da dove iniziare

2/10/2021 0 Comments

growth_hacking_vs_marketing
Storicamente per definire l’essenza del growth hacking ci si rifà a una data precisa, il 26 luglio 2010, quando per la prima volta il marketer Sean Ellis scrive un post dedicato all’argomento: “Find a Growth Hacker for your startup“.
Di cosa si tratta?
Il growth hacking è un mindset, un approccio. Il termine, non traducibile in italiano, viene usato per descrivere esperimenti e processi, principalmente nel campo del web marketing, volti a costruire e mantenere la base di clienti di un'azienda. Attraverso strategie creative, innovative e a basso costo è possibile ottenere questa crescita (growth).
Il growth hacking è un processo, perché non esiste una formula magica universale da applicare, ma studiando il prodotto si arriva alla soluzione unica e adatta al caso. Proprio per questo motivo viene considerato come una estensione del marketing, una rivoluzione con caratteristiche precise che guidano l’ideazione del processo.
Nell’immagine sottostante possiamo analizzare le differenze sostanziali tra marketing tradizionale e growth hacking marketing. Nel primo caso si tende a lavorare principalmente sugli step di acquisizione e consapevolezza. Invece nel growth hacking marketing si arriva fino alla fine del funnel (modello di canalizzazione dell’acquisto).


​In questo processo naturalmente si sperimenta parecchio per capire cosa funziona, e cosa no. Gli esperimenti vanno realizzati, analizzati in fase di applicazione e infine i risultati ottenuti vanno confrontati, metrica dopo metrica. Ricordiamoci sempre che ogni esperimento deve rispettare gli SMART goals (specific, measurable, attainable, realistic, time oriented). Una volta trovate le giuste combinazioni di esperimenti, il growth hacker le ottimizza e crea il suo processo evolutivo del prodotto.
Ogni impresa può rivolgersi a un Growth Hacker per migliorare le proprie vendite, attraverso la creazione di un team che si dedichi al processo, in quanto il growth hacking è un lavoro collettivo. Si consiglia di avere all’interno del team: un programmatore in grado di lavorare alle specifiche del prodotto, un marketer con competenze sui canali di marketing ed advertising, un designer che indirizzi la fruizione del prodotto da parte del target e un supervisore del processo, ovvero un Growth Master. Una attività così centrale è preferibile portarla avanti internamente, piuttosto che lasciando carta bianca a un’agenzia esterna che non conosce bene il prodotto quanto come chi lo ha ideato. Naturalmente anche a questo obiettivo va assegnato un budget dedicato.
Cosa rispecchia il profilo di un growth hacker?
Sicuramente parliamo di uno specialista con nozioni di marketing online e di programmazione accompagnato da una buona dose di creatività che gli permette di visualizzare nuove strategie innovative e di successo.
Pensando in ottica lavorativa ogni impresa, a prescindere dalla fase del ciclo di vita in cui si trova, ha bisogno di dedicarsi al growth hacking perché non esiste azienda che non ha bisogno di innovazione. E gli esperti che dirigono questa orchestra sono sempre più richiesti e ben pagati. Di seguito una parte dell’intervista fatta da ACOM a Raffaele Gaito, uno dei massimi esperti di Growth Hacking in Italia. La versione integrale è disponibile su richiesta nel report del mese di novembre, lasciate un commento per riceverla.
“Cosa fa nel quotidiano un Growth Coach? Quali sono le skills imprescindibili per questo lavoro?
Il mio lavoro è di insegnare ad aziende e professionisti come sperimentare con metodo. Mai come in questo periodo storico la sperimentazione ha un ruolo fondamentale. È l'unico modo che le imprese hanno per innovare e per adattarsi ai tempi che cambiano. È un lavoro dove sono richieste skill molto diverse tra di loro ed è perfetto per i profili multidisciplinari. Si va dall'analisi dei dati alla pubblicità, passando per il project management e la psicologia. Ma la skill più importante di tutte è la curiosità: se non si è curiosi è impossibile fare un lavoro del genere.
ACOM si occupa prevalentemente del settore turistico: qualche esempio di successo in questo ambito nell’applicazione del Growth Hacking?
Senza la necessità di andare oltreoceano, abbiamo in Italia una realtà che si muove nel settore turistico che applica con grande successo questo tipo di approccio ed è WeRoad, l'azienda che organizza viaggi di gruppo on the road in più di 90 destinazioni nel mondo. Il team di WeRoad si è distinto diverse volte negli ultimi tempi (anche in piena crisi COVID) per iniziative fuori dagli schemi che gli permettono di affrontare momenti difficili e uscirne indenni.”
Per concludere, tre strategie marketing da growth hacker da seguire che permettono agli imprenditori di costruire il proprio marchio:
  1. Smettere di pensare che il marketing sia qualcosa che accade dopo che il prodotto sia finito. Migliorare il prodotto basandosi sui primi feedback che si ricevono per creare qualcosa che alla gente piaccia e voglia davvero. Non aspirare al grande boom iniziale. Partire da una nicchia target da poter raggiungere a costi ragionevoli.
  2. Iniziare concentrandosi sugli early adopters del marchio. Bisogna insegnare loro come usare correttamente il prodotto.
  3. Costruire strategie di marketing che fidelizzano i clienti e li aiutano a diventare ambasciatori del prodotto. Ricompensare i clienti per la pubblicità fatta con amici e familiari è un’ottima pratica.
Fonti:
www.raffaelegaito.com
https://blog.hubspot.com/sales/growth-hacking-websites
https://www.forbes.com/sites/danschawbel/2013/09/16/ryan-holiday-why-all-marketers-should-be-growth-hackers/?sh=7f5f6dab26e8
Cos'è il Growth Hacking | Definizione Growth Marketing (growthhackingitalia.com)
 
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